giovedì 15 gennaio 2015

Una giornata qualunque?

ore 8:00 
Succede che un giorno ti svegli, come tutti i giorni del resto. Ti senti strana però, diversa da tutti quei soliti giorni. Qualcosa è cambiato. Fai finta di niente e dopo esserti soffermata a fantasticare su quelle strane sensazioni, riprendi il tuo tram tram: doccia mattutina, rapida colazione, denti e via di corsa al lavoro, dove arrivi lo stesso in ritardo .  

ore 10:00 
Le prime ore volano tra documenti da smaltire e procedure tecniche da concludere. Poi però quella strana sensazione torna e rimbalza in testa occupando tutti i tuoi pensieri. Non c'è più spazio per pensare a quei documenti da smaltire e quelle noiose procedure tecniche da concludere. Tutto si concentra su quell'unico pensiero ma devi aspettare mezzogiorno per trovare una risposta. 

ore 12:30
La risposta arriva. Sei stordita, confusa, sognante. Felice, incredula, sconcertata. Corri entusiata dalla nonna e l'abbracci talmente forte da farle mancare il respiro. Provi a mangiare ma lo stomaco è chiuso come una porta blindata. Ed ecco che ritorna una nuova domanda a pulsare nella testa: "E ora?"
Confusione, dubbi, disordine. Occorre un piano, una programmazione su come affrontare il pomeriggio. 

ore 14:00
si torna al lavoro ma in realtà non sono seduta alla mia scrivania, davanti al mio pc, con almeno dieci mail da leggere, affrontare e smaltire. Mi trovo in un mondo parallelo, fatto di fantasia e pensieri immaginari, talvolta confusi. Necessito di una boccata d'aria. Meglio prendere un paio di ore di permesso per riordinare i pensieri.

ore 16:00
prima tappa: libreria. Devo capire cosa mi sta succedendo. Quale complesso e ingegnoso meccanismo da due settimane (almeno) si è avviato. L'ora seguente trascorre apprendendo e studiando. Intanto Richi sa che sono a casa per un atroce e improvviso mal di testa ma confermiamo comunque la cena al "primo piatto" organizzata il giorno prima.
Seconda tappa: negozio della Ducati. Devo trovare un modo originale per dirglielo. Penso alle sue passioni. Il Milan, la pesca e la Ducati. Vince sicuramente quest'ultima anche per affinità mia.
Esco dal negozio non soddisfatissima ma pur sempre sognante. La sensazione è quella di sentirsi felicemente sospesa per aria. La stessa che provo quando trovo un regalo pensato per una persona speciale immaginando l'espressione nel momento in cui lo aprirà. Non riesco a non sogghignare pensando a quando gli consegnerò questo di regalo. 
terza tappa: casa. Riposo leggendo ancora un pò del libro. l'ultima oretta prima della cena la dedico a organizzare e confezionare la sorpresa al meglio. 

ore 20:00
tutto è pronto. Sono agitatissima ma cerco di non darlo a vedere. Difficile perchè Richi mi conosce troppo bene. Prima prova superata. Quella dove insiste per farmi assaggiare un pò dei suoi muscoli alla marinara e poi le linguine allo scoglio. Si stupisce davanti ai miei ripetuti no. Io che adoro smangiucchiare i piatti scelti da lui. Per non parlare poi del mio bicchiere di vino bianco sempre pieno.  Per non destare troppi sospetti, approfitto della sua distrazione per diluirlo con l'acqua.
Arriviamo al dolce. Ci siamo quasi. L'agitazione ora è incontenibile. 
Tiro fuori il pacchetto rosso. Legge Ducati sopra e si emoziona....non sa ancora cosa troverà dentro.
Non riesco a descrivere molto bene le espressioni che si sono susseguite una dopo l'altra sul viso di Richi nel momento in cui, aperto il pacchetto rosso, ha tirato fuori una tutina taglia 18 mesi con su scritto "born a Ducati rider" (si lo so, diciottomesi! ma più piccola non c'era e l'idea mi piaceva troppo per rinunciarvi!). Io rido. Lui è incredulo e continua ad esserlo anche quando tirando fuori il test, legge la scritta chiara, sintetica e digitale "INCINTA!".

E' in quel momento che realizzi che la tua giornata, iniziata come tutti i giorni, finisce per non essere più una giornata qualunque ma come quella giornata speciale che ti ricorderai per sempre perchè da quel momento tu non sei più la stessa: ora siete in due.

sabato 18 ottobre 2014

Pura vida!

non è solo un modo di dire, pura vida è un modo di essere in Costa Rica. In due parole si concentra l'essenza di questo paese del centro america, l'unico al mondo senza esercito, che ama e rispetta natura e animali e che il razzismo non sa cosa sia.
Alla classica domanda di ritorno da un viaggio "cosa ti è piaciuto di più?", della Costa Rica direi indubbiamente: la natura selvaggia, gli animali e il "gallo pinto". Purtroppo come la maggior parte delle volte viaggiando come turista si ha poco tempo per conoscere realmente un paese, e questa volta non è stato differente, però i giorni trascorsi tra la costa caraibica e il centro-nord del paese sono stati davvero intensi. 
Passare il confine da Panama di per se è già stata un'avventura. Il pulman ci ha lasciato sulla sponda panamese del rio Sixaola, che in un certo senso traccia il confine con la Costa Rica e per raggiungere la città che prende il nome dal fiume, abbiamo dovuto attraverare un ponte di un ex ferrovia. Mi sembrava di essere in un frame di "Stand by me". Noi due, gli zainoni e un caldo allucinante attenti a non finire su un pergolato traballante. Però poi il timbro sul passaporto. Un nuovo viaggio. Nuove emozione. Adoro i timbri sul passaporto! :-) Inizia così la nostra seconda parte di viaggio in Costa Rica. Prima tappa dopo Sixaola, Puerto Viejo de Telamanca. Nome più azzeccato non potevano assegnarlo a questa cittadina caraibica dove regna sovrano il relax. Tanti i locali, i ristoranti e i negozietti turistici però l'atmosfera che si percepisce è quella di un vecchio porto di mare di piccole artigianali barche e canoe di legno da pesca  e non una cittadina turistica come viene descritta. Sarà che il periodo non è di alta stagione. Molto meglio così.

Playa Negra, i golden orb, bicicletta, reef divers,  sono le quattro parole chiave dei tre giorni trascorsi a Puerto Viejo dove ci siamo divertiti un sacco! un giorno lo abbiamo trascorso a pedalare dal nostro resort il Banana Azul, un piccolo angolo di paradiso, fino a Punta Uva. Un paio di tappe nelle spaggie più belle con le inseparabili maschere, un surfing-test di Richi a Playa negra e un pranzetto  in compagnia di due golden orb giganti che non riuscivo a smettere di fotografare. Speravo catturassero una piccola preda per vederli all'opera. ok, mi sarebbe dispiaciuto per la piccola preda però mi sarebbe piaciuto vederli in azione.

Non ci siamo fatti scappare anche un'immersione a Punta Uva con i Reef runners diving, Giacomino un bresciano e una new jorkese, Jessica. Abbiamo visto tantissimi pesci e stabilito il nostro record di durata sott'acqua con 55 minuti di bombole! Viste innumerevoli aragoste, pesce leone, pesce palla e moltissimi pescetti coloratissimi.

Lasciato Puerto Viejo ci siamo diretti con il bus nel Tortuguero National Park. Sapevamo che ci sarebbero aspettati due giorni a contatto con la natura e gli animali ma che sarebbe stato così emozionante forse no. Mi soffermerò su quella che probabilmente per noi è stata una delle esperienze più belle fatte durante il viaggio e possiamo ringraziare le tartarughe marine. Già perchè passeggiare alle 2:00 di notte nella baia del tortuguero e osservarle mentre deponevano le uova è stata un'emozione grandissima.

La prima tartaruga marina che abbiamo incontrato aveva appena finito il suo lavoro e stava ritornando verso il mare. Appena l'ho vista ho provato un senso di dolcezza e affetto indescrivibile. Che spettacolo. L'altra invece era completamente interrata nella spiaggia, intenta a deporre tra le cento e le duecento uova. Tantissime già, come però tantissime sono quelle che vengono mangiate dai predatori quando sono ancora interrate sulla sabbia, o quando si schiudono; così come sono tante le tartarughine che diventano preda di uccelli e di pesci lungo il   loro percorso.  Il mattino dopo all'alba siamo ritornati sulla baia per osservare la schiusa delle uova. è incredibile come il tutto avvenga nella maniera più naturale, senza l'interento dell'uomo. Da un buchino sulla spiaggia, sono uscite un centinaio di tartarughine. Piccole e indifese. A guidarle solo l'istinto, già perchè una volta sbucate dalla spiaggia, accecate dalla luce, il primo gesto è quello di puntare il mare. il resto è un lampo perchè le tartarughine corrono velocissime verso l'acqua. non rimane che augurarle un "good luck" sperando che almeno una di loro diventi una bellissima tartaruga marina che prima o poi farà ritorno alla baia del tortuguero, per dare inizio ad un nuovo ciclo.

...to be continued!